Italo e l'Italia che va alla guerra
Drammaturgia Laura Rovetti, F. Valeriano Solfiti
con Laura Rovetti ed Eugenia Scotti
Regia F. Valeriano Solfiti
una produzione Malalingua
Italo e l'Italia che va alla guerra
Drammaturgia Laura Rovetti, F. Valeriano Solfiti
con Laura Rovetti ed Eugenia Scotti
Regia F. Valeriano Solfiti
una produzione Malalingua
«Era il settembre del 40 e io avevo quasi diciassette anni. [ ... ] mi sentivo estraneo per temperamento e opinioni alla guerra. Ma ogni volta che mi lasciavo andare alle fantasie sul mio avvenire non potevo dar loro altro teatro se non la guerra. [ ... ] Così insieme conoscevo il pessimismo e l'esaltazione dei tempi, e confusamente vivevo, e andavo a spasso».
Mentre l'Italia entra in guerra, Italo, coinvolto suo malgrado tra i balilla, scopre gli odori e i colori della guerra, conosce il dolore dei profughi, l'esaltazione del saccheggio, l'eccitazione dell'esercizio del potere, anche se è un gioco. Ma Italo non è un gradasso come gli altri balilla, ed è combattuto tra il desiderio di ostentare la sua opposizione e un residuo di infantile vergogna di essere diverso. Italo non ruba quando gli altri lo fanno, non saccheggia le case dei poveri sfollati, non vanta trofei o bottini di guerra... ma piuttosto si domanda: sono forse meno sveglio degli altri? Sono un codardo? Chi sono io? Solo alla fine il protagonista capisce che il suo è «un contegno coraggioso, quasi eroico!».
Lo spettacolo , rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti , fonde la narrativa di Calvino alla sua biografia e alla storia dell’Italia di quegli anni, fornendone un affresco vivo. Lo spettacolo prende ispirazione dalla raccolta di racconti “L’Entrata in guerra” di Italo Calvino che ne comprende tre “L’entrata in guerra”, “Avanguardisti a Mentone” e “Le notti dell’Unpa” , scritti dall’autore in età adulta recuperando i ricordi della propria adolescenza. I tre racconti formano un vero e proprio romanzo di formazione che descrive l’ingresso nell’età adulta del giovane