Teatro di narrazione, lo spettacolo è di grande semplicità scenica, ma di forte impatto emotivo: soltanto un tappeto, come luogo in cui viene raccontata ed agita la storia di personaggi, luoghi, situazioni, epoche ed atmosfere, per voce di un attore, suoni e ritmi di un musicista, che interagiscono e coinvolgono lo spettatore.
È stato in scena:tra gli altri, Teatro dell’Orologio di Roma; Teatro Palladium di Roma, manifestazione organizzata dall’università di Roma Tre; Castello Ducale di Fiano Romano, per “Fiano sotto le stelle”, Teatro Basilica, Milano FringeOffFestival,Università degli Studi di Cassino.
La rivoluzione sociale si ferma estasiata a guardare il signor Manè palleggiare, e poi riprende la marcia…” (Vinicius Moraes)La favola di Manoel Francisco dos Santos, l’ala destra che sussurrava ai passeri.Il grande Garrincha, il bambino che anche nella vita si è trovato di fronte alla necessità di continuare a dribblare, superare persone, cose e fatti di fronte a lui per non cadere. Una vita intera passata in quella zona del campo dove non esistono regole, dove l’unica regola devi essere tu, ai margini di quella linea bianca che separa il mondo da te: la folla dal singolo, il razionale dalla follia, la morale dal cuore, la prosa dalla poesia.La gioia del popolo, così era stato soprannominato il grande Garrincha, l’uomo che ha insegnato alla gente a ridere. E quanto a riso la gente, prima con lui, poi, una volta oltrepassata quella linea, di lui. Prima osannato, innalzato a mito, poi umiliato e abbandonato, degradato a ubriacone, a poveraccio, mai abbastanza ringraziato e troppo tardi pianto.
Il grande Garrincha, poeta della finta impossibile, ha insegnato al mondo tutto che il calcio è gioia, una festa, divertimento, ma soprattutto poesia, e di questa poesia è stato il miglior autore. Un uomo, un bambino che ha deciso per tutta la vita di giocare, giocare al calcio, con le donne, con gli amici, con la vita: senza mai smettere.La storia di un angelo, di un “diverso”, puro, una leggenda, quasi non fosse mai esistito, un tramite tra il popolo e la gioia, una storia che i nonni raccontano ai nipoti. Una storia vera, vissuta e pianta, perché ci piacerebbe tanto, oggi, un altro Garrincha.