Italia, fine anni ’70, la popolazione studentesca è in lotta, in una guerra civile che vede opporsi due schieramenti, rossi e neri, che si fronteggiano senza esclusione di colpi.
Quattro ragazzi, cresciuti in questo contesto, si ritrovano a prenderne parte, ognuno con i propri tempi, motivi e reazioni.
Lo spettacolo affronta il tema della violenza, partendo dal suo aspetto più ludico e comune a tutti gli animali, e la frustrazione di una generazione che, contrapposta all’inquietante contesto degli anni di piombo, rimane inerme. Non si propone una cronaca dei fatti storici, il tentativo è piuttosto quello di trovare delle storie, delle voci, dei personaggi a cui relazionarci e con cui confrontarci, per cercare non di comprendere o assolvere, ma di capire noi stessi, attraverso similitudini e differenze con quei volti che hanno fatto degli anni di piombo l’inquietante momento storico che conosciamo.
NOTE DI REGIA
Raccontando le similitudini intime con una realtà che ci repelle come quella dell’eversione di destra (di stampo fascista, si intende) ci siamo posti un’ardua sfida. Avvicinarci a figure inquietanti, come quelle dei membri dei NAR, e cercare, in fondo, di capire visceralmente le loro motivazioni e pulsioni, metterle a confronto con le nostre, leggere e confrontare i contesti storici, politici e culturali è un operazione di consapevolezza sociale e politica difficile, faticosa, a tratti orribile e dolorosa, e soprattutto che crea inaspettati corto circuiti. La nostra intenzione è proprio di portare questi corto circuiti sulla scena, raccontando un mondo lontano, incomprensibile e a tratti spaventoso, quello degli “altri rivoluzionari”.
La nostra ricerca è nel campo della drammaturgia contemporanea e della tecnica mista tra teatro d'attore e teatro di figura. Il teatro di figura, infatti, inteso nelle sue varie accezioni (teatro d'oggetto, teatro di ombre, teatro di burattini...), con la sua carica di valore antropologico, può raggiungere sfere emotive lì dove l'interpretazione attoriale e la parola si fermano. Prendendo d'ispirazione i grandi maestri del teatro di figura, sviluppiamo un linguaggio originale che, sfruttando al massimo la sospensione di incredulità propria dello spettatore teatrale, intende riportare il teatro di figura, troppo spesso, in Italia, relegato a un contesto esclusivamente infantile, a una dimensione tout public, godibile anche per gli adulti.