Anarchy in UKitchen
La cucina è cultura. E la frittata di cipolle è una rivoluzione.
La cucina è cultura. E la frittata di cipolle è una rivoluzione.
Tutto nasce nel 2020, in lockdown, da un'idea semplice: Anna Maria Piccoli cucina in cucina, Carlo Amato suona, e ogni puntata arriva un ospite — un attore, un musicista, un poeta. Niente studio, niente regia televisiva. Solo una padella, un basso elettrico e molta fantasia.
Le due edizioni della webserie, trasmesse sui canali social del Teatro Villa Pamphilj, raggiungono decine di migliaia di visualizzazioni. Il format funziona perché tocca qualcosa di vero: la convivialità come atto politico, la cucina povera come resistenza culturale, il "prima" della cena come spazio in cui si costruisce comunità.
Dal web al palco il passo è naturale. Anarchy in UKitchen diventa spettacolo live con la ricetta numero 147 dell'Artusi preparata in scena e una conversazione su cibo, cultura e comunità. Un progetto anti-Masterchef che unisce teatro, musica e cucina povera — perché un artista, come diceva la cuoca Babette, non è mai povero.